La sicurezza del cyberspazio nazionale è la precondizione della prosperità economica e rappresenta una priorità. L’educazione alla sicurezza, anche sotto il profilo informatico andrebbe pertanto inserita come materia scolastica

L’intelligence è oggi quasi di moda perché si sta registrando un’evidente evoluzione culturale: da luogo oscuro oggi essa viene considerata uno strumento fondamentale per contrastare il terrore e la criminalità. In tale quadro, le tecnologie applicate all’intelligence e utilizzate dalla stessa rappresentano un’area centrale, sebbene non esclusiva. Infatti non solo affidarsi principalmente agli strumenti cyber porta a catastrofi come quella dell’11 settembre, ma sopratutto occorre comprendere che, maggiormente si sviluppano le tecnologie, sempre più diventa insostituibile il fattore umano. È un ambito estremamente delicato in cui occorre ricercare un indispensabile equilibrio tra libertà e sicurezza nell’era della sorveglianza globale che di fatto rende inesistente la privacy. Si evidenzia quindi la necessità di creare luoghi dove sviluppare capacità per comprendere la tecnologia, poiché sono in atto dei fenomeni di ibridazione reciproca tra uomo e macchina. Così come il dominio della tecnologia non può essere orientato e gestito da poche persone e sopratutto prevalentemente da gruppi privati poiché rappresenterebbe un indebolimento della democrazia. Tra pochi anni, i dispositivi virtuali saranno quattro volte superiori rispetto alla popolazione mondiale, mentre il cyber spazio, come dimostra il caso dell’ISIS, produce terra e Stati in un continente invisibile concreto come gli altri. C’è bisogno quindi non solo di esperti di cyber security ma sopratutto di data scientist che siano in grado di coniugare saperi scientifici e conoscenze umanistiche per interpretare tempestivamente ed efficacemente le informazioni, che assumono sempre di più le dimensioni di Big Data.

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Scritto da Redazione