La vittoria di Emmanuel Macron in Francia non rappresenta solo un’affermazione elettorale, bensì l’inizio di un cambiamento sistemico, propugnato dalle élites nell’ottica europea di un nuovo ordine di cose.

La fine del bel tempo antico dell’Europa

Il modello Macron o l’orbita orientale

Il suo movimento politico, che da poco ha assunto il nuovo nome di “La République en marche”, ha sconfitto Marine Le Pen comunicando una visione più ottimistica ai giovani e alla classe media, mettendo in rilievo due variazioni sostanziali: il graduale superamento dello schema sinistra/destra nella rappresentazione del dualismo inclusione/esclusione, e un’interpretazione più pragmatica del discorso europeista. Due variazioni utili anche a non esacerbare il conflitto sociale tra i vincitori e i perdenti della Globalizzazione.

Macron aveva esposto le sue tesi in un interessante discorso all’Università di Humboldt, in lingua inglese, https://www.youtube.com/watch?v=WXF-8IlOYmw, che conteneva anche la nuova formulazione del concetto di sovranità, non più relegata nei confini dello Stato-nazione ma da affermare a livello europeo, in materia di difesa, intelligence, welfare, politica digitale, difesa cibernetica.

Le élites propugnano l’introduzione di un “consiglio di sicurezza europeo” formato da un nucleo ridotto di paesi, un organo agile, rapido, atto a coordinare la trasformazione istituzionale, i processi e gli attori, in funzione di prevedibili instabilità in diversi teatri internazionali, nonché per aumentare le capacità innovative e l’efficienza dinamica nel nuovo Mercantilismo mondiale.

Si può prevedere, in tempi ragionevolmente brevi, l’avvio di una consultazione democratica nei primi paesi interessati, Francia, Germania, Polonia, Olanda, Austria, che porti alla stesura di un trattato che introduca le prime modificazioni concernenti la difesa comune.

Gli attuali meccanismi della partecipazione e della decisione politica, e con essi molte funzioni del potere pubblico che oggi chiamiamo budgeting, public expenditure, public-private partnerships, public sector innovation, subiranno profonde trasformazioni.

La classe politica sarà scelta dentro le università, i centri di ricerca e le fondazioni, le professioni, i gruppi di interesse, le banche, i centri finanziari e il ceto politico locale, quest’ultimo incaricato di gestire gli enti territoriali. Si tratta di cambiamenti che segneranno la fine del modello di partito politico plasmato alla fine dell’Ottocento e durante Il Secolo breve, ma non certo dei valori liberal-democratici sottesi alle costituzioni nazionali e al Trattato di Lisbona.

Il nuovo potere pubblico non intaccherà i contenuti etico-giuridici della società aperta, del riformismo, del pluralismo, ma nel lungo periodo potrebbe ridimensionare le decisioni assembleari, a livello centrale e periferico.

Il modello di democratizzazione del Novecento non è più capace di dare soluzione ai problemi del presente: il rischio del bio-terrorismo (più alto di quello nucleare), le pandemie, il bisogno energetico, il Jihādismo, le diseconomie delle reti informatiche, la fine del lavoro, l’umanizzazione delle macchine, il diffondersi delle idee illiberali, le migrazioni di massa. Essi richiedono una nuova forma di sovranità riformatrice.

Secondo Weber, quando il progresso ha richiesto cambiamenti, il popolo ha pagato alle élites il suo prezzo di sangue attraverso guerre, tragedie, rivolte. Oppure le catastrofi, le epidemie, i grandi contagi – si pensi a quelli medioevali – finiscono per svolgere la stessa funzione, quasi catartica.

“Aut, aut”: è stato così anche durante il XX secolo.

L’Europa deve promuovere una nuova idea di potere pubblico, all’insegna di due concetti chiave: la responsabilità individuale dei policy makers (at all levels) e la rapidità nelle decisioni, alla base di una ristrutturazione delle élites pubbliche.

Il Pragmatismo americano, ispirato da Locke e da Hume, lo spirito illuminato e quel principio di forza che contraddistinsero la grande sovranità riformatrice del Settecento, da Francesco II d’Austria a Caterina II di Russia, e poi con Napoleone al culmine della sua missione innovatrice, sono punti della Storia dai quali ripartire.

 

Marco Rota

Analyst on country risk and political intelligence

marcorota@usa.com

Scritto da Redazione