di Stefano Piazza

Per mesi lo Stato Islamico, o elementi che si rifanno al gruppo terroristico di Abu Bakr Al Baghdadi, hanno minacciato la Russia che ha ospitato con grande successo l’ultima edizione dei campionanti del mondo di calcio terminati il 15 luglio con la vittoria della Francia.

Sull’evento si sono abbattuti gli strali degli islamisti che hanno minacciato a più riprese la Federazione Russa. I proclami contro gli atleti più rappresentativi, vedi Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, si sono susseguiti a ritmo incalzante creando non pochi timori tra le famiglie degli atleti e gli appassionati di tutto il mondo.

Non solo i calciatori, ma anche il presidente russoVladimir Putinè stato minacciato personalmente il 15 giugno scorso in un video – a dire il vero non di grande qualità – in cui veniva avvisato che vi sarebbe stato «un massacro come mai prima d’ora».

Insomma, quella minacciata da ISIS è stata una sorta di vendetta contro la Russia e contro il suo presidente per l’attivismo militare mostrato in Siria e la difesa a oltranza del presidente siriano Bashar Al Assad. Nell’ultimo video diffuso nei network jihadisti sono stati fatti anche riferimenti ad attacchi con droni che avrebbero dovuto seminare morte e distruzione. Una voce fuori campo avvertiva: «Ti stiamo guardando. Abbiamo dei droni, stiamo esplorando i siti e li attaccheremo».

Fortunatamente tutte queste minacce si sono dimostrate infondate e, di fatto, il mondiale si è svolto senza particolari problemi di sicurezza. Per la credibilità dei jihadisti è indubbiamente un duro colpo perché il tanto evocato colpo d’ala non c’è stato.

Gran parte del merito va alle forze di sicurezza russe che hanno lavorato moltissimo nei mesi scorsi (in totale silenzio), arrestando un numero cospicuo di estremisti islamici. I pochissimi video diffusi dalle autorità russe hanno mostrato una risolutezza che lasciava ben poco spazio all’immaginazione. Non si contano le operazioni effettuate dagli uomini di Vladimir Putin nel Caucaso (ma non solo) nell’ultimo anno. Un fatto che ha fortemente inciso sulla capacità operativa dei gruppi jihadisti che oggi, non solo sono in difficoltà operativa, ma anche di immagine e il fatto non è da trascurare.

Questo mondiale di calcio è stata dunque la vittoria di Vladimir Putin? È innegabile, ma si tratta soprattutto di una grande affermazione dell’intelligence russa, che ha saputo cogliere ogni segnale di pericolo bloccandolo sul nascere. Un lavoro certosino, molto complesso e svolto in collaborazione con altri servizi segreti che hanno contribuito a blindare la sicurezza della Coppa del Mondo 2018. Tutto ciò, come detto, è stato fatto nel massimo silenzio, senza fare proclami, comizi o indicendo conferenze stampa. Una splendida lezione sulla gestione della sicurezza data da Vladimir Putin, ex agente del KGB, a molti uomini politici che nutrono l’ambizione di diventare leader internazionale. L’impressione è che il divario, che piaccia o meno, è al momento incolmabile.

Scritto da Stefano

Analista di political intelligence