È impossibile controllare tutti i potenziali terroristi» Corriere del Ticino- 12 dicembre 2018

Stefano Piazza è coordinatore dell’ «Osservatorio sul Fondamentalismo e sul terrorismo di matrice jihadista» dell’Università della Calabria, ha scritto vari saggi sul jihadismo ed è regolare collaboratore della nostra testata. Gli abbiamo chiesto se è sorpreso da quanto è successo a Strasburgo.

«Non direi proprio – ci ha risposto – quanto è accaduto non può e non deve sorprenderci. Ormai da mesi impazza la campagna sul web dei siti islamisti, sui social network, dove le messaggerie dell’Islam radicale esortano a colpire durante le feste di Natale. In particolare la Francia e la Germania»

«Ho visto, per esempio, delle brochures con immagini di Babbo Natale al quale tagliano la gola, oppure rievocano l’attentato di Berlino. Il fatto è che il clima in Francia è caldo da giorni. Pochi sanno, per esempio che durante la rivolta dei gilet gialli dei giorni scorsi sono state arrestate quattro persone a Parigi che stavano preparando un attentato che sarebbe dovuto accadere proprio in quei giorni di inizio rivolta. La notizia è poi stata superata da altre notizie ed è passata quasi inosservata».

Mentre scriviamo non è ancora certa la matrice terroristica dell’attentato, ma alcuni elementi, come il fatto che l’attentatore era schedato come minaccia per lo Stato e il fatto che ha agito in un mercatino natalizio, inducono a credere che sia un ennesimo attentato islamista…

«Sì. Se penso a cosa è diventata Berlino nella zona dei mercatini natalizi oggi c’è da impallidire. Sembra di essere a Baghdad, ci sono controlli dappertutto L’atmosfera non è affatto di festa. A Strasburgo il fatto era temuto e atteso. E purtroppo è successo».

E se fosse una vicenda di «semplice» criminalità?

«Diciamo che Cherif C. è un cosiddetto ‘fiche S’ (cioè schedato nel dossier «sureté d’Etat», ndr) dal 2016. È un malvivente che ha fatto rapine predatorie ed è stato arrestato per tentato omicidio. Si era radicalizzato in carcere dove era conosciuto per la violenza e per il proselitismo. È un vero islamista, il classico detenuto entrato in carcere per reati comuni ed è lì che si è radicalizzato. È difficile pensare che si tratti di un’operazione che non abbia a che fare con la sua visione».

Non stiamo però parlando di un foreign fighters di ritorno.

«Al momento non abbiamo prove di una sua partenza per il territorio di guerra. Ma cambia poco. Parliamo di un uomo abituato a usare coltelli, fucili e pistole per rapinare banche tra la Francia e la Germania. Ha commesso probabilmente omicidi. Per un tentato omicidio doveva essere arrestato martedì mattina. E in galera è diventato violento anche nelle parole, non solo negli atti. Era una minaccia vera».

Parliamo della gestione delle cosiddette «fiche s». Quanti sono i personaggi pericolosi classificati in questa categoria in Francia?

«Il numero esatto di persone schedate nel gruppo della prevenzione della radicalizzazione a carattere terroristico in Francia sono 20.549, delle quali 10 mila sono ritenute pronte all’atto violento, 3391 (16,5%) sono cittadini stranieri , 619 hanno la doppia cittadinanza. Questi dati sono del 28 settembre 2018 e vengono dal ministero degli Interni francese».

Come si fa a controllare un numero così grande di potenziali terroristi?

«Semplice: è impossibile. Per controllare una persona per un giorno ne servono altre dieci. Purtroppo la Francia vive una situazione nella quale ci sono troppe persone così sul territorio che sono difficilmente controllabili. E questo nonostante il fatto che i francesi abbiano fatto degli enormi passi in avanti rispetto agli inizi del fenomeno. Ma ancora oggi è impossibile prevedere le mosse di queste persone. Soprattutto quando ci sono profili come questo: uno che entra in carcere per furto ed esce terrorista».

In Italia si cerca di immettere nelle carceri degli imam moderati per evitare la radicalizzazione dei prigionieri…

«Il problema dell’Islam radicale nelle carceri non è nuovo e cresce a dismisura. Abbiamo dati su Germania, Francia, Gran Bretagna, Austria, Spagna e Italia dove sono stati fatti dei gravissimi errori. In Germania per esempio, circolano nelle carceri consiglieri spirituali come Bernhard Falk, noto predicatore del male, ex terrorista di sinistra, ex galeotto, dodici volte in carcere, che gira nelle prigioni tedesche per dare conforto ai suoi fratelli. Un errore catastrofico. In Austria alcune biblioteche delle carceri erano gestite da detenuti islamici che poi sono stati scoperti come radicali. Anche in Italia sono stati introdotti libri violenti, copie del Corano stampate in Arabia saudita con delle versioni violente. L’unico modo per evitarlo è far sì che all’interno delle prigioni possano operare imam che abbiano una vera preparazione religiosa. Che parlino nella lingua del posto e che siano formati nel Paese dove operano. Il rischio, se no, è che arrivi gente che parla arabo e tu non sai cosa dice».

Stefano Piazza, sta ricominciando l’orrenda stagione del terrorismo in Europa?

«Il fatto che lo Stato islamico sia in difficoltà e sia imploso anche se controlla ancora diversi territori non significa che noi siamo al sicuro. Il fenomeno del terrorismo islamico durerà ancora per molti anni. Non possiamo abbassare la guardia, perché quando lo facciamo accadono queste cose. È una lotta che durerà decenni. Non si può pensare che un fenomeno del genere, con i flussi migratori che ci sono, si possa risolvere in poco tempo».

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About the author: Stefano

Analista di political intelligence