INTELLIGENCE, LUCIANO VIOLANTE AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “C’È BISOGNO DI SOFT INTELLIGENCE PER COMPRENDERE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO D’EPOCA”.

Rende (4.3.2019) – “C’è bisogno di soft intelligence per comprendere l’intelligenza artificiale e affrontare il cambiamento d’epoca”. È questa la sintesi della lezione tenuta al Master in Intelligence dell’Università della Calabria da Luciano Violante, Presidente della Camera dei Deputati dal 1996 al 2001 e Presidente della Fondazione Italia Decide e della Fondazione Leonardo. Salutato dal Magnifico Rettore Gino Mirocle Crisci (“gli studi sull’Intelligence fanno uscire l’università dal limbo autoreferenziale”) e dal Direttore del Master Mario Caligiuri (“il nostro percorso rappresenta da anni un significativo punto di incontro  di studiosi e rappresentanti delle istituzioni”), Violante ha avviato la sua lezione sostenendo che “stiamo vivendo non in un’epoca di cambiamenti ma nel cambiamento di un’epoca dove un complesso di fattori si intrecciano, dalle grandi migrazioni all’intelligenza artificiale”. Ha poi proseguito dicendo che “le tecnologie manipolano l’opinione pubblica e quindi anche le politiche per la sicurezza, per cui diventa fondamentale comprendere la natura attuale dei conflitti, caratterizzati dalla guerra asimmetrica e dall’attacco ai sistemi informatici”.
Ha poi richiamato la cultura cinese, con il pensiero dell’antichità espresso da Sun-Tzu, per il quale il massimo successo è vincere senza combattere, e quello della contemporaneità,  elaborato dai generali  Qiao Liang e Wang Xiangsui nel libro “Guerra senza limiti”, dove si prevede che i nuovi conflitti investiranno tutti i campi. In tale quadro la manipolazione delle notizie è diventato un settore privilegiato degli scontri tra le nazioni. Nella seconda parte della lezione, Violante ha ricostruito la nascita delle leggi sui Servizi, prima delle quali il responsabile politico era un esponente militare individuato dalla NATO.  Ha ricordato come la legge del 1977 sia stata la conseguenza di una pronuncia della Corte Costituzionale sul segreto di Stato, il cui conflitto di attribuzione era stato sollevato proprio da Violante come giudice istruttore del processo del cosiddetto golpe bianco di Edgardo Sogno. Ha poi illustrato anche i contenuti della riforma della normativa sull’Intelligence del 2007, mettendo particolarmente in evidenza il ruolo centrale del Presidente del Consiglio, che riceve dai Servizi dei dettagliati dossier quando si reca all’estero;  la funzione di indirizzo politico del Comitato Interministeriale sulla Sicurezza della Repubblica, che individua il fabbisogno informativo; e la funzione del Comitato Parlamentare di Controllo, che è composto pariteticamente tra maggioranza e opposizione, con la presidenza affidata a quest’ultima. Sul segreto di Stato ha evidenziato come molte notizie sull’Italia, possiamo rintracciarle negli atti desecretati dalle intelligence di altre Nazioni, come dimostrano le inchieste di Giovanni Fasanella e altri giornalisti. Si è poi soffermato sui rapporti dell’intelligence con la magistratura rilevando che questi possono incidere nelle collaborazioni con i Servizi degli altri Paesi.
Ha poi ricordato il ruolo decisivo per la sicurezza nazionale del Nucleo di Sicurezza Cibernetica, che valorizza l’enorme capacità di intervento maturata dalle nostre Forze di Polizia, rappresentando un punto di forza del Paese. Violante ha poi sviluppato il concetto di soft intelligence, necessaria per fronteggiare le metamorfosi sociali e il cambiamento dell’ordine mondiale, contrapponendolo alla hard intelligence, espressione delle necessità informative tradizionali del Novecento. “Cambiando epoca – ha detto – occorre radicalmente mutare gli strumenti della sicurezza, per cui la soft intelligence è una tecnica che implica il rapporto non con le persone ma con le tecnologie”. Ha poi risposto alle numerose domande degli studenti: sulla politica della Russia (“probabilmente cerca di influenzare le elezioni degli altri Paesi, come potrebbe verificarsi anche il contrario”), sul superamento del Parlamento (“non è solo il luogo della decisione ma anche della rappresentanza e della mediazione del conflitto dove si riconoscono le ragioni degli altri. Il Parlamento trae un ordine dal disordine, come nella teoria del caos”), sulla giustizia (“siamo di fronte ad algoritmi che prevedono i reati, in un contesto in cui l’accesso alla giustizia negli altri Paesi è molto più costoso che in Italia”), sui principi dell’intelligenza artificiale (“sono intesi molto diversamente tra Oriente e Occidente: nel caso di un incidente, una macchina a guida automatica nel primo caso tende a salvare un anziano nel secondo un bambino”), sulle scelte etiche dei robot (“in Israele si discute se, nei conflitti del futuro, perdere costosissimi robot che incidono sul bilancio dello Stato oppure sacrificare vite umane”), sulle politiche dell’Unione Europea (“sarebbe utile la costituzione di un’Authority sull’Intelligenza artificiale”), sulla credibilità della democrazia (“oggi solo il 40 per cento della popolazione mondiale è governato con sistemi democratici, che negli ultimi dieci anni sono diminuiti e la tendenza è destinata ulteriormente in questa direzione”), sui motivi della debolezza della democrazia (“è la crisi della ragione, accentuata dopo la caduta del muro di Berlino: durante la guerra fredda i due sistemi che si contrapponevano cercavano di dare il meglio di se per dimostrare che uno era meglio dell’altro”), sulle conseguenze della globalizzazione (“non era finita la storia ma ne cominciava un’altra dove la scelta è diventata con quale capitalismo allearsi piuttosto che quale proletariato difendere”), sulle elezioni americane (“Trump parlava agli ignoranti e la Clinton invece a neri, immigrati e gay: il primo si rivolgeva all’America profonda, la seconda alle minoranze”), sul sovranismo (“non è altro che il ritorno del nazionalismo, dove i diritti dei singoli paesi prevalgono su quelli della comunità internazionale”). Violante ha quindi concluso la sua lezione facendo riferimento al suo ultimo libro “Democrazie senza memoria”, ribadendo che la ragione ha dimostrato che non è una soluzione ai problemi e anche se le democrazie hanno perso fascino è un modello che va necessariamente reinventato.

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