Rende (5.3.2019) -“Roma è diventata un grande impero grazie anche ai servizi segreti”. Così Livio Zerbini, archeologo e professore come Indiana Jones e anche Pro-Rettore al diritto allo studio dell’Ateneo di Ferrara, durante la lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. Zerbini ha dapprima ricordato le ricerche archeologiche che ha svolto in Ungheria anche durante la guerra fredda. Ha quindi evidenziato il ruolo dei servizi segreti nell’antica Roma, che, insieme al Rinascimento, illustrano l’Italia nel mondo. Roma – ha ricordato – assume la sua massima estensione alla morte dell’imperatore Traiano nel 117 d.C., rappresentando non solo uno degli imperi più vasti della storia ma sicuramente il più longevo poiché dura più di mille anni. Il professore ha quindi ricordato che le strategie poste in essere durante la storia di Roma sono state studiate nella seconda metà del Novecento da Edward N. Luttwak, consulente della CIA e di diversi Presidenti Americani. Zerbini infatti commenta che “gli analisti devono conoscere la storia per evitare errori colossali come si è potuto constatare con la delimitazione dei confini dopo le due guerre mondiali o nei recenti interventi nell’Asia Centrale, area dove nell’Ottocento si svolgeva il “grande gioco” tra i russi e gli inglesi a base di spie”. “I romani – ha ricordato – pattugliavano confini mobili attraverso corpi specializzati con infrastrutture e sistemi, anche cifrati, di trasmissione delle informazioni. In questo modo, per secoli hanno fronteggiato le invasioni, che noi abbiamo definito barbariche mentre dall’altro punto di vista erano considerate migrazioni. Questo spiega che i fenomeni attuali vanno sempre inquadrati nella logica della lunga durata. Infatti, secondo il filosofo Rémy Brague, il futuro dell’Occidente e la salvezza dell’Europa possono essere rappresentati dal modello romano di cittadinanza, che integrava popoli e culture in base a diritti e doveri importanti e reciproci”. Il professore ha poi evidenziato che “i romani avevano degli avamposti militari e di intelligence in aree geopolitiche strategiche, come sul Mar Nero, considerato come un’estensione del Mediterraneo e ancora oggi al centro di tensioni internazionali”. Per Zerbini lo spionaggio nel mondo antico è stato finora poco studiato. Solo alla fine della Repubblica è stata costituita una specifica struttura di intelligence che serviva anche come meccanismo di controllo sociale. “Nella crisi del sistema repubblicano – ha spiegato – la manipolazione delle informazioni e lo spionaggio giocarono un ruolo fondamentale, come nel caso della riforma agraria di Tiberio e Gaio Gracco che prima di essere uccisi vennero travolti dalla macchina del fango delle calunnie, oppure della marcia su Roma di Silla dove le manovre del Senato furono determinanti o ancora durante la congiura di Catilina che, come ricorda Cicerone, era controllato in ogni suo movimento. Ed è proprio in quel periodo che Caio Mario aveva sostituito l’esercito di cittadini in armi, protagonisti delle grandi conquiste iniziali, con un esercito formato da professionisti, molto costoso tanto che assorbiva quello che oggi potremmo indicare come il 50 per cento del PIL dell’Impero. E questo ebbe anche delle conseguenze sull’operatività dei servizi segreti. Poco dopo, Cesare utilizzò in maniera strategica i servizi segreti nelle campagne di conquista delle Gallie e della Britannia, inventando anche un celebre cifrario che consentiva di comprendere dei testi all’apparenza senza senso, dove ogni lettera del testo in chiaro è sostituita nel testo cifrato dalla lettera che si trova quattro posti dopo nell’alfabeto latino. Augusto diede vita all’Impero e con essi a una struttura più stabile dei servizi segreti con corpi specializzati che raccoglievano informazioni e presidiavano alle congiure, che nei secoli successivi si conclusero con l’assassinio di tanti imperatori. Una componente essenziale era rappresentata dal servizio postale pubblico che inviando messaggi in tre continenti era vitale per l’esistenza dell’impero. Non a caso i romani costruirono 100 mila chilometri di strade – che si potrebbero considerare l’internet del tempo – ed erano abilissimi nella realizzazione delle infrastrutture, come in Romania dove in diciotto mesi edificarono un ponte di mille e seicento metri: un esempio anche per l’attualità. Ma è con Traiano, definito optimus princeps, generale, politico e amministratore di grande valore, che sia l’impero che i servizi segreti si svilupparono nel modo più pieno”. “C’erano – dice Zerbini – i castra peregrina che raccoglievano informazioni che convergevano tutte al prefetto del Pretorio e quindi all’Imperatore. Tra le figure più significative c’erano i frumentarii, dapprima addetti all’approvvigionamento dell’esercito e poi utilizzati in modo sistematico come raccoglitori di informazioni. Assolvevano a un ruolo decisivo durante le campagne militari, tanto che sono stati effigiati anche sulla Colonna Traiana. C’erano poi tante altre figure, come i delatores, che fornivano informazioni riservate;
i mercatores, che offrivano notizie raccolte durante le attività commerciali nelle contrade dell’impero; gli speculatores, che agivano in squadre, di notte e a cavallo vestendo abiti civili al seguito dell’imperatore; gli exploratores, che inizialmente avevano compiti ricognitivi per poi trasformarsi in guardie del corpo dell’imperatore, messaggeri di notizie riservate e, diremmo oggi, agenti con licenza di uccidere”. In definitiva, il professore ha concluso ribadendo che i servizi segreti sono stati fondamentali per il successo degli eserciti di Roma e poi nella sua sopravvivenza millenaria. E in questo ha rilevato, fatte le debite proporzioni, delle forti analogie con la storia della Serenissima di Venezia.

Scritto da Stefano

Analista di political intelligence