Intelligence, Massimo Franchi al Master dell’Università della Calabria: “L’economia del XXI secolo tra Intelligence e geopolitica”

Rende (29.4.2020) – “Le minacce ed i conflitti attuali possono essere suddivisi in tre differenti categorie: convenzionali, non convenzionali e ibride (tutto accade senza limiti)”. In questo modo Massimo Franchi, consigliere strategico, autore, iscritto all’albo docenti della Scuola Nazionale dell’Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Subject Matter Expert per organizzazioni militari, già docente di Cybersecurity nel corso “Formatori e Gestori delle Risorse Umane nel Sistema di Sicurezza, Protezione e Difesa Civile” dell’Università LIUC, ha iniziato, in video conferenza, la sua lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Franchi ha analizzato l’economia del XXI secolo tra intelligence e geopolitica, sostenendo che è importante, nel nostro Paese, definire la globalizzazione in quanto centrale nel rendere complesso lo scenario.

“Bisogna affrontare – ha proseguito il docente – sfide di diversa natura: geopolitiche, in particolare per quanto riguarda l’Italia è doveroso ricordare che è all’interno del Mediterraneo e subisce l’influenza sia dei Paesi dell’U.E. che di quelli extra U.E.; di tipo economico e, infine, dal punto di vista di una Guerra Culturale. L’intelligence, in questo scenario diventa uno strumento di governance che deve essere utilizzato sia dal pubblico che dal privato”.
Il docente ha ricordato alcuni casi di spionaggio economico e industriale, come l’operazione Rubicon, portata avanti, dal 1970, dalla CIA insieme ai servizi Tedeschi, ai danni dei Paesi Europei e non solo, utilizzando una società svizzera, la CryptoAG; l’altro esempio è quello di Echelon che è stato mantenuto in vita dopo la caduta del muro di Berlino e successivamente utilizzato per attività di spionaggio industriale nei confronti delle imprese di paesi alleati.
Franchi ha poi parlato di Robert David Steele, informatico statunitense conosciuto per la promozione dell’Open Source Intelligence (O.S.INT.), che ha evidenziato il ruolo fondamentale del Cyber, sempre più centrale dopo il 1989. A tal proposito il docente ha ricordato che la “NATO ha definito la Cyber come il quinto dominio di guerra che si aggiunge a quello della terra, dell’aria, dell’acqua e dello spazio”.
“La Cyber Security – ha affermato il docente – richiede un approccio culturale ed è determinante per le aziende, poiché oggi sta cambiando il modello di Business, soprattutto a causa del COVID-19, che vede imporsi le attività basate sul digitale ed attraverso l’e-commerce. Molto probabilmente il COVID-19 avrà degli impatti notevoli sull’economia e potrebbe causare una grave riduzione del PIL italiano, stimato intorno al -4% o -5% su base annuale anche se risulta difficile fare una stima a causa del fattore temporale, con il conseguente fallimento di 150.000 imprese (circa il 4% delle imprese nazionali). In particolare, i settori che soffriranno di più saranno il turismo, il settore Ho.Re.Ca. (Hotellerie, Restaurant e Cafè), mentre altri, come il settore agricolo, rimarranno stabili; invece i settori alimentari e della distribuzione, anche di prossimità, segneranno un aumento di fatturato. Inoltre, bisognerà tener presente anche le conseguenze economiche e finanziarie che si avranno negli U.S.A. con il loro impatto globale”.
“Il COVID-19 – ha proseguito Franchi – comporterà un’elevata competizione aziendale all’interno dell’U.E. tale da non poter più parlare di solidarietà tra Stati alleati. I rischi del 2020, a livello Europeo sono il rallentamento dell’economia e la disoccupazione; invece, a livello Internazionale, ci sarà un forte impatto sui commerci che porterà a procedere nuovamente con accordi bilaterali tesi anche a contrastare la Cina. Tale scenario porterà a nuovi rischi legati alla geopolitica ed agli equilibri mondiali”. Il Coronavirus è un grande shock economico che ha causato il crollo delle borse a livello mondiale, soprattutto dal momento in cui è stato ritenuto pandemia mondiale.
I rischi italiani, in questo contesto, ha affermato Franchi, riguardano la riduzione e rimodulazione della catena di approvvigionamento e, conseguentemente, la diminuzione della produzione, essendo il sistema economico italiano basato principalmente sulle piccole e medie imprese, e quella della domanda di manodopera: una doppia crisi che incide sia sulla curva dell’offerta che su quella della domanda. Infine, un altro rischio riguarderà il petrolio il cui costo attualmente si sta riducendo (sta oscillando tra i 20 – 30 dollari a barile) in seguito alla diminuzione della domanda, ma anche allo scontro tra l’Arabia Saudita e la Russia.
Il docente si è soffermato sul valore del P.I.L. Italiano. Nel 2018, il P.I.L. si aggirava intorno ai €. 2.000 miliardi, ma, nel 2019, si è ridotto a c.a. €. 1.800 miliardi, riduzione che avrà conseguenze sulla qualità e sul benessere complessivo del Paese. L’attuale debito è di €. 2.443 miliardi (pari al 134% del P.I.L.), mentre i costi da corrispondere per sostenerlo oscillano tra i 60 e 70 miliardi all’anno. Nel 2019, la bilancia dei pagamenti italiana presentava un saldo attivo pari allo 0,59% del P.I.L. stimato in c.a. € 38 miliardi, ma la crisi dovuta al COVID-19 potrebbe peggiorare la situazione. Inoltre, Franchi ha affermato che l’attuale tasso di disoccupazione è del 10% c.a., ma, con questa crisi potrà arrivare anche al 20%.
“L’impatto della crisi sulle le imprese, nel breve periodo (marzo – aprile), è rappresentato dalla perdita di liquidità per finanziare il circolante e dal blocco della produzione. Bisognerà, ha proseguito Franchi, rilanciare l’economia sul debito attraverso politiche Keynesiane. L’Intelligence dovrebbe supportare e tutelare le imprese italiane e sostenere la catena di approvvigionamento. Inoltre, sarebbe necessario un forte stimolo fiscale per la seconda industria manifatturiera d’Europa”.
Franchi ha, poi, ricordato che le imprese presenti in Europa sono circa 25 milioni di cui il 93% sono piccole e medie imprese. In Italia, sono meno di 4 milioni, ma il 99,9% sono micro e piccole imprese; inoltre, le grandi imprese in Italia sono circa 3.300, contro le 12.000 della Germania. In Francia, invece, Macron ha l’obiettivo dichiarato di fare diventare il Paese la seconda potenza manifatturiera d’Europa, strappando la posizione all’Italia.
Franchi ha poi parlato della trasformazione digitale indotta dalla crisi, che provocherà un nuovo modello di business, creando una collisione tra il nuovo e il vecchio modo di fare impresa. In questo quadro diventeranno fondamentali i centri di ricerca perché la tecnologia è decisiva per la sovranità, dato che è collegata alla difesa, agli armamenti, allo spazio e all’energia.
Ha, anche, precisato che l’agricoltura andrebbe inserita nell’ambito della Sicurezza Nazionale perché importante nell’ambito dell’approvvigionamento e le imprese, in questa situazione, sono in prima linea nella competizione tra gli Stati.
Franchi, ha parlato poi della “Preda Italia” attraverso tre aree di interesse: il turismo, l’industria, in particolare quella delle 4F (Food, Fashion, Forniture e Ferrari, indicando, con questo termine, la meccanica di precisione), e, infine, l’industria culturale.
Parlando di ricerca, ha evidenziato come il numero dei brevetti, per uno Stato, sia molto importante. In Italia, nel 2018, sono stati registrati 4399 brevetti (Leonardo, Istituto Italiano di Tecnologie, ecc.), rispetto ai 26734 della Germania ed ai 10317 della Francia. Oggi, i marchi più importanti “per valore” sono quelli della Silicon Valley, mentre per l’Italia un marchio forte a livello mondiale è sempre quello della Ferrari, in testa alle classifiche, ma da solo.
Franchi ha parlato dell’importanza dell’energia e del fatto che l’Italia potrebbe diventare un “Hub energetico”, cosa però difficile da realizzare per via della concorrenza di Spagna, Egitto e Turchia. Bisogna tener conto anche di alcuni aspetti strategici, come: i gasdotti East Med, TurkStream, EastMe-Poseidon; i giacimenti di gas naturale Zohr; quelli petroliferi dello Stretto di Hormuz; il giacimento di gas naturale di North Dome/South Pars tra Iran e Qatar.
Il docente ha parlato della Francia che, nel 1994, con il “Rapport Martre” ha definito il ruolo determinante dell’Intelligence economica e nella quale, tre anni dopo nel 1997, è stata istituita l’Ecole de Guerre Economique. La Francia è la seconda esportatrice in Africa, dopo la Germania. Ha, inoltre, importanti interessi a livello energetico nel Niger ed una rilevante presenza militare nella zona del Sahel. Ha, poi, aggiunto che la Germania ha rapporti privilegiati con la Cina. La Merkel è stata per 12 volte in Cina e la “via della seta terrestre” non a caso approda a Duisburg, nel cuore della Germania. In questo Paese c’è una sinergia strutturale tra Stato, imprese e banche che riesce a sviluppare un’Intelligence economica di elevata qualità.
“La guerra economica dei prossimi anni – ha proseguito Franchi – si baserà su alcuni settori ed elementi strategici come l’acqua, l’energia, la demografia, l’Intelligenza Artificiale (A.I.), i sistemi di informazione, le tecnologie per la superiorità ed i modelli culturali. E i protagonisti di tale guerra economica saranno gli Stati, le imprese e gli attori locali. Il controllo dei sistemi di informazione è fondamentale per orientare le pubbliche opinioni e le élite, ma anche per indurre stili di vita e modelli culturali. Si tratta dell’info-war (controllo delle informazioni), del soft power (potere convincitivo, utilizzato nelle relazioni internazionali per descrivere l’abilità del potere politico di persuadere, convincere, tramite risorse intangibili quali cultura, valori e istituzioni della politica), dell’entertainment che è molto impiegato dagli USA con una grandissima industria cinematografica. In questo contesto – ha continuato il docente – se la Francia ha un ruolo molto importante in Europa, l’Italia conta poco. La Cina, invece, si è inserita in questi settori acquistando una delle più importanti “librerie” dell’industria cinematografica statunitense. Anche Israele è particolarmente attivo e ha sviluppato la strategia dello “scudo di Davide” che mette insieme università, imprese e forze armate e nella quale l’intelligence è il punto di incontro dei sistemi di tutto il Paese”.
Nel 1990, gli U.S.A. con Clinton hanno avviato la “diplomazia del commercio” che ha portato all’invasione dei mercati emergenti e al potenziamento della World Trade Organization (W.T.O. , Organizzazione mondiale del commercio, creata allo scopo di supervisionare gli accordi commerciali tra i 164 stati membri). Inoltre, ha ricordato Franchi, come nel 2015 gli U.S.A., essendo la prima potenza nel settore tecnologico, hanno organizzato una strategia che tende a sviluppare l’innovazione nella Silicon Valley attraverso una partnership tra Difesa ed imprese.
La Cina, dal canto suo, cerca di rincorrere gli U.S.A., in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale e delle comunicazioni, con l’obiettivo di diventare nel 2030 la prima potenza al mondo (ad esempio, con il 5G, oppure con la Belt and Road Initiative, inserita nella costituzione, che prevede l’apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo sulla falsariga delle antiche Vie della Seta).
Franchi ha ricordato quali sono gli agenti di innesco delle crisi come, ad esempio, il petrolio, il possesso delle informazioni ed il rapporto tra Import ed Export che diventa fondamentale: la Germania ha una capacità di esportazione superiore a quella della Cina e degli U.S.A.. Nelle esportazioni un peso importante lo hanno il petrolio e l’automotive: proprio su questi prodotti si dovrà porre grande attenzione in futuro. In particolare, il docente ha precisato che i maggiori produttori di petrolio sono l’Arabia Saudita, gli U.S.A., la Russia e il Venezuela. Il costo del petrolio incide in maniera rilevante sull’economia di determinati Paesi. In Italia, invece, le scarse risorse energetiche favoriscono la dipendenza dai Paesi fornitori di gas.
Franchi si è poi soffermato su tre case study, di cui quello più particolare è il caso della Saudi Aramco (compagnia nazionale saudita di idrocarburi) che è da poco stata quotata in borsa. Il secondo caso è relativo alla Fincantieri-Stx France di Saint-Nazaire (fondata in Francia nel 1933), che è uno dei cantieri navali più grandi d’Europa,attualmente gestito in modalità quasi paritetica Francia-Italia. L’ultimo caso è quello relativo alla Cambridge Analytica, nata nel 2013, che è stata fondamentale per l’utilizzo dei dati nell’orientare le campagne elettorali.
Altro argomento toccato da Franchi, durante il suo interessante intervento, è stato quello degli investimenti esteri e dei fondi sovrani. Bisogna fare attenzione perché i fondi sovrani potrebbero falsare il mercato. Tra i più importanti ci sono quelli Arabi, Cinesi e anche europei, come quello Norvegese. Le risorse di tali fondi provengono principalmente dalla ricchezza prodotta dalle materie prime, generata dal surplus tra import ed export. Essi sono nati negli ultimi decenni del secolo scorso, principalmente nei Paesi Arabi, ma si sono sviluppati un po’ ovunque ed hanno in gestione 7.000 miliardi di dollari.
Il docente ha concluso la lezione parlando delle monete e della finanza virtuale ove il ruolo degli Stati è fortemente depotenziato. I “bitcoin” e le altre valute digitali non sono regolamentatie sono basati sulla tecnologia blockchain. In Europa, uno dei primi paesi che ha acconsentito il pagamento anche alla pubblica amministrazione, per importi ridotti utilizzando monete virtuali, è la Svizzera.
Secondo Franchi, in futuro, bisognerà fronteggiare minacce ibride sulle quali si muoveranno, senza confini e ruoli predefiniti, Stati, organizzazioni terroristiche e criminali e gruppi irregolari.
Il centro del sistema è l’intelligence economica che ha bisogno di leader capaci di definire l’interesse nazionale e di operatori che siano presenti, a livello globale, anche al di fuori dei tradizionali presidi. Si tratta di sviluppare una mentalità ibrida che tenga conto del contesto e che abbia un approccio olistico superando i canonici confini pubblico/privato, perché insieme ai rischi ci sono nei mercati globali anche delle opportunità. In definitiva, occorre comprendere la grande complessità di questo tempo.

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About the author: Ilaria Saraceno