Intelligence, Nicola Gratteri al Master dell’Università della Calabria: “Contrasto globale alle mafie valorizzando l’esperienza italiana. L’unificazione comunitaria non può magari partire dal sistema lettone”.

Rende (26.2.2020) – “Perché i ladri di polli in Italia sono diventati mafia e altrove sono rimasti ladri di polli?”. Con questo interrogativo il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri ha avviato la sua lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria. Il direttore del Master Mario Caligiuri ha introdotto la lezione commentando i libri del procuratore, gran parte dei quai scritti con Antonio Nicaso. Gratteri ha inquadrato storicamente il fenomeno, ricordando che nel 1869 il Comune di Reggio Calabria venne sciolto per brogli elettorali con minacce e vessazioni e metodi mafiosi, così come la criminalità sfruttó anche la ricostruzione dopo il terremoto del 1908. Per il Procuratore, il salto di qualità avvenne negli anni Settanta con la nascita della Santa, che può essere considerata “la più grande invenzione della ‘Ndrangheta, uno spartiacque poiché, per esempio, non si discuteva più chi dovesse vincere un appalto ma se dovesse essere costruita un’opera”. Infatti, “i sequestri di persona erano serviti per comprare ruspe, e camion e per costruire case”. Ha poi ricordato che “per frenare la rivolta di Reggio capoluogo, il Pacchetto Colombo prevedeva la realizzazione di una serie di opere pubbliche, tra le quali la realizzazione del centro siderurgico a Gioia Tauro e dell’impianto della liquilchimica a Saline Joniche. La ‘Ndrangheta si è arricchita realizzando i lavori, maturando la consapevolezza di poter contare di più. Si è quindi adoperata per cambiare le regole del gioco. Infatti, i giovani boss hanno ucciso i vecchi rappresentanti delle ‘ndrine, come Antonio Macrì, che aveva un grande peso all’ateneo di Messina, e Domenico Tripodo”. Ha proseguito dicendo che “invece di andare alla ricerca di alibi, il Sud deve essere consapevole della propria storia per ripartire, utilizzando le grandi risorse di cui dispone”. Gratteri ha poi spiegato che “il problema degli appartenenti alla élite della ‘Ndrangheta è come giustificare la ricchezza, tanto che sono tra quelli che pagano con più puntualità tutte le tasse”, evidenziando che “le imprese mafiose hanno successo perché sono competitive, aggiudicandosi con alti ribassi i lavori pubblici e privati. In questo quadro, sono fondamentali i rapporti con la politica e la pubblica amministrazione”. Per quanto riguarda la presenza nelle zone di origine, ha evidenziato che “i mafiosi sono presenti sul territorio 365 giorni all’anno, molto più della rappresentanza politica con la quale negli ultimi decenni il rapporto si è completamente ribaltato: prima ai politici si chiedeva il posto di bidello oppure il trasferimento del militare, mentre adesso si propongono pacchetti di voti in cambio di utilità. La ‘Ndrangheta non ha ideologie perché punta sempre sul cavallo vincente per non rimanere mai all’opposizione. Inoltre, la legge Bassanini ha favorito oggettivamente le mafie, annullando i controlli esterni”. Ha quindi ricordato che “la ‘Ndrangheta opera sotto traccia a differenza della mafia siciliana che ha sfidato lo Stato sul piano militare”. Ha poi affrontato il tema del traffico di droga, che consente utili enormi alla criminalità, evidenziando che i grandi produttori di cocaina allo stato naturale sono Colombia, Bolivia e Perù. La ‘Ndrangheta acquista tutto ciò che è in vendita sul mercato per imporre il prezzo. Se intervenisse l’Onu, si potrebbe trattare direttamente con i coltivatori di piante di coca facendo la conversione delle culture, attraverso specifici incentivi. Si spenderebbe meno di un sesto di quanto adesso sta costando la lotta alla droga. Infatti, è impossibile contrastare la marijuana, che si può coltivare dovunque, oppure le droghe sintetiche, che si realizzano in laboratorio e sono particolarmente dannose. Negli Stati Uniti è ritornato preponderante il consumo di eroina, perché costa la metà della cocaina, e il fentanil, che sta decimando migliaia di giovani nei campus”. Ha quindi evidenziato “il pericolo della mafia albanese che è in crescita nel Nord Italia, in Olanda, in Germania, in Belgio ed è particolarmente forte perché non viene adeguatamente combattuta nei territori di origine. È presente anche in Sud America, per ora insieme alla ‘Ndrangheta ma è anche in grado di organizzare viaggi autonomi in Europa”. La mafia nigeriana al momento è forte sul piano militare ma non è infiltrata con la politica e l’imprenditoria. Gratteri ha quindi sottolineato le evoluzioni rapidissime delle mafie che sono in costante trasformazione come la struttura sociale, rendendone difficile il contrasto. Ha concluso parlando dell’intelligence nazionale la cui presenza all’estero andrebbe rafforzata per contrastare l’immigrazione negli effettivi territori di partenza. L’Italia ha maturato una particolare esperienza nella lotta alle mafie sia come legislazione che come professionalità ma nessuna delle agenzie europee di contrasto alla criminalità si trova nel nostro Paese, segno della nostra debolezza sul piano internazionale. Infatti, ad esempio, Eurojust ed Europol si trovano all’Aja. Così come quando si affronta a livello comunitario il tema dell’omologazione dei codici, come base di partenza non si sceglie mai il nostro sistema giudiziario, pur se riconosciuto il più avanzato nel campo della legislazione antimafia. L’unificazione comunitaria dei codici non può infatti avvenire partendo magari dal sistema lettone.

Condividi:

About the author: Ilaria Saraceno