L’intervento di Mario Caligiuri

Lasciata decantare l’emotività del momento, va detto che ill drammatico attentato di Londra si presta a letture ovvie e meno ovvie. Alla prima casistica appartiene la circostanza che la situazione è in gran parte fuori controllo, soprattutto in alcune nazioni (soprattutto gli ex imperi coloniali) e nelle megalopoli (destinate ad avere un ruolo geopolitico sempre più centrale negli equilibri del mondo). La seconda è che un attentato realizzato con modalità differenti, di sabato sera, in un luogo affollatissimo, ha avuto conseguenze limitate, poiché poteva avvenire una carneficina. Bisogna quindi dare atto alle forze speciali che in 8 minuti sono intervenute uccidendo i tre terroristi. Pertanto, quando si parla sistematicamente di fallimento dell’intelligence e della inadeguatezza delle forze di contrasto significa, secondo me, non avere inquadrato e compreso la reale dimensione del fenomeno.

Infatti, il tema non è registrare l’ennesimo episodio, fare la conta delle vittime innocenti, poiché la fattispecie è sempre la stessa: provocare la morte degli altri assolutamente incuranti delle proprie vite. Oggi quello che serve è prima di tutto capire (già difficile), quindi intervenire (ancora più difficile) e possibilmente prevedere (più difficile ancora).

Bisogna poi sgombrare un altro pesante luogo comune: la relazione tra terrorismo e immigrazione. Di ciò, non ci sono evidenze immediate, ma nel medio e nel lungo periodo  il rapporto diretto è evidente. Più che di dettagli su come si è realizzata l’ennesima mattanza, occorrerebbe riflettere piuttosto sui temi di fondo. Prima di tutto, sul ruolo dei media.

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Scritto da Redazione