Analisi del rischio, diritto alla sicurezza, lingua araba, privacy: da ottobre la nuova facoltà per i servitori dello Stato

La sicurezza è il tema centrale delle società contemporanee: senza Servizi Segreti efficienti uno Stato non può difendersi e far rispettare la propria indipendenza. Le priorità sono la lotta al terrorismo islamico e alla criminalità organizzata che mette l’economia fuori controllo. Mario Caligiuri, professore di pedagogia della comunicazione all’Università della Calabria (Rende, provincia di Cosenza), che dirige dal 2007 il master in Intelligence, fortemente voluto da Francesco Cossiga, è il promotore della laurea magistrale in Intelligence e analisi del rischio, la prima nel nostro Paese. Tra le materie di studio, le cui lezioni inizieranno il primo ottobre: Intelligence e modelli decisionali, analisi del rischio e business intelligence, lingua araba e privacy, diritto alla sicurezza e valutazione dei rischi d’impresa. Intelligence è una parola inglese di difficile traduzione italiana: deriva dalla latina “inter-legere”, che significa scegliere in mezzo a, collegare. Si riferisce all’intelligenza, alla logica. È un sistema di trattazione delle informazioni per assumere decisioni appropriate, indispensabile nella società della disinformazione. Secondo Caligiuri, questa si realizza attraverso il corto circuito tra eccesso mediatico e basso livello di istruzione, che non permette di distinguere il vero dal falso. Bisogna ripartire dalle parole: vengono prima dell’apparenza, se non vogliamo che la stampa, la quale per cinque secoli ha fatto della lettura il fulcro della nostra società, non divenga qualcosa appartenente solo al passato. La comunicazione dei Servizi è la comunicazione pubblica più riservata dello Stato: non è importante come i Servizi comunicano, ma come raccolgono, analizzano e gestiscono le informazioni. È un metodo di comparazione delle tecniche del sapere scientifico con i contenuti delle conoscenze umanistiche, al fine di prendere decisioni in condizioni di grave pericolo. Dà strumenti per comprendere dove sta andando realmente il mondo. Eppure essere un uomo di Intelligence – chiamatelo 007, ma si tratta di un servitore dello Stato – a causa del segreto di Stato, può essere foriero delle più sciagurate conseguenze, che possono condurre ad isolare, diffamare, processare chi pratica questa professione. Perché lo Stato non lo difende a priori? La Cassazione ha definitivamente assolto il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, per la vicenda del rapimento dell’imam Abu Omar e la Loggia P2 non è stata considerata eversiva. Mario Caligiuri spiega che i Servizi dipendono dal potere esecutivo, la magistratura dal potere giudiziario. Si tratta di poteri indipendenti che nutrono reciproche incomprensioni riguardo al concetto di segreto di Stato, che può venir confuso con la graduatoria di segretezza nella classificazione amministrativa dei documenti da proteggere. Dal 2007, grazie alla riforma dei Servizi di Intelligence, gli operatori possono violare le leggi in determinate condizioni e con autorizzazioni preventive. Prima il segreto di Stato era illimitato, ora resta coperto per quindici anni, ma può essere prorogato dal presidente del Consiglio per altri quindici e pure da lui abrogato in qualsiasi momento. «La magistratura tende a considerare le attività dei Servizi sempre potenzialmente illegittime, perché dipendono dal potere politico: il presidente del Consiglio, per ragion di Stato, può agire oltre la legge». L’Intelligence è pertanto uno strumento per consolidare il potere politico. Tuttavia Caligiuri osserva che «una buona Intelligence non serve in presenza di una cattiva politica. Per capire cos’è l’Intelligence, bisogna capire cos’è l’interesse nazionale. Ma lo può capire solo un vero uomo di Stato, il quale non può che essere un uomo di Intelligence in un contesto di globalizzazione dove gli amici non sono alleati e gli alleati non sono amici. Aldo Moro e Francesco Cossiga avevano questa caratteristica. L’Intelligence è il tempo del futuro e consente l’interpretazione del presente, offuscato dalla disinformazione». (Mario Caliguri ha pubblicato vari saggi, editi da Rubettino, in cui analizza i rapporti tra l’Intelligence e Moro, Cossiga, ’ndrangheta, magistratura, portualità, scienze umane, economia e guerra dell’informazione).


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Scritto da Stefano

Analista di political intelligence