Presentato l’ultimo saggio di Mario Caligiuri su disinformazione ed emergenza pedagogica.

Nonostante l’educazione sia necessariamente il tempo del futuro essa non è, in Italia e tanto più nella nostra regione, al centro del dibattito e dell’agenda politica. La disinformazione è diventata permanente ed intenzionale. La percezione della realtà è completamente diversa dalla realtà dei fatti. Nelle scuole si insegnano professioni già morte per studenti che non hanno futuro. Metodo è parola sconosciuta tanto quanto la capacità di collegare gli effetti alla cause che li hanno generati, nelle vite personali ed in quelle pubbliche e degli stati. Mancano riferimenti culturali e politici, manca una classe dirigente adeguata, mancano élite formate e governanti, sostituite da sonnambuli. Gli smartphone sono diventati la prima agenzia educativa, seguita dalla televisione. Viviamo una profonda crisi culturale, di identità e spirituale. Per superare la quale serve una rivoluzione pedagogica che parta dalla bioeducazione. Con più qualità della formazione e meritocrazia nella selezione delle élites.

Sono stati, questi, alcuni dei passaggi più forti emersi nel vivace pingpong tra il lobbista e comunicatore Lenin Montesanto e Mario Caligiuri, professore di pedagogia della comunicazione all’Università della Calabria dove dirige il prestigioso Master in Intelligence e già assessore regionale alla cultura, ospitato nei giorni scorsi dalla Libreria Aurora – Mondadori Point nell’area di Corigliano.

Inserito nel quadro delle diverse attività ed iniziative culturali e di promozione della lettura organizzate dalla storica libreria di Corigliano l’evento (la presentazione dell’ultimo saggio dello stesso Caligiuri, dal titolo Introduzione alla società della disinformazione. per una pedagogia della comunicazione) è partito dall’analisi della riflessione di Yuval Noah Harari (in Homo Deus. Breve Storia del futuro): in passato, la censura operava bloccando il flusso di informazioni. Nel XXI secolo la censura opera inondando le gente di informazioni irrilevanti. Nei tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni. Oggi avere potere significa sapere cosa ignorare.

Introdotto dal padrone di casa Gianfranco BENVENUTO, coordinato e provocato da Lenin MONTESANTO che ha più volte riportato gli interrogativi generali nel dibattito locale e territoriale in vista delle prime elezioni amministrative della nuova Città unica di CORIGLIANO ROSSANO, ne è scaturito tra CALIGIURI ed il numeroso pubblico intervenuto un interessante ed approfondito confronto che, attraverso i diversi contributi emersi, ha toccato singolari questioni aperte e tutte collegate al valore, al senso, al metodo ed ai contenuti della democrazia, in Italia, in Europa, in Occidente e nel resto del mondo.

Partendo – ha avuto modo di spiegare CALIGIURI – dalla constatazione che quando parliamo di crisi ci riferiamo all’Occidente, non essendovi analoga percezione in tutto il pianeta, riferendosi ad esempio a quanto sta accadendo in CINA. Ed in questo contesto, il docente Unical ha citato Fareed ZAKARIA, considerato uno dei pensatori più influenti del XXI secolo e l’interpretazione della democrazia come una ideologia al pari del nazismo, del fascismo e del comunismo.

Dalla dicotomia tra i cosiddetti BEIJING CONSENSUS e WASHINGTON CONSENSUS (riferiti alle differenze di formazione del consenso e di governance tra CINA e OCCIDENTE) fino alla constatazione, tutta nazionale, della società della irresponsabilità; dal riferimento all’oggettivo peggioramento delle condizioni di partenza del Sud a partire dall’Unità d’Italia nel 1861 pur in presenza di una classe parlamentare per la maggior parte centro meridionale alle questioni dell’intelligenza artificiale ed alla lucidità mentale con l’impatto delle nuove tecnologie come vera grande emergenza pedagogica globale contemporanea, l’analisi di CALIGIURI ha calamitato per circa due ore l’attenzione della gremita libreria. – Di fronte a trasformazioni epocali – ha chiosato – élite pubbliche responsabili dovrebbero porre la pedagogia al centro dei progetti politici. Insieme ai docenti più motivati e competenti occorre che in prima linea ci siano proprio i giovani e le loro famiglie a pretendere scuole e università diverse al fine di acquisire una educazione che consenta di resistere alle sfide della società della disinformazione. 

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About the author: Stefano

Analista di political intelligence